Il Matto

In tanti, quando m'incontrano, stentano a credere che sia io "Il Matto". In effetti compaio sempre con camicia, capelli tagliati da persona normale, borsa di studio in mano.... tutto il contrario di un matto. Allora, per farmi capire chi sono eccovi la mia storia: Era una notte buia e tempestosa...di solito i racconti iniziano così, vero? Beh, per me è andata diversamente: infatti.....
Era la notte del sabato grasso del 1980 quando mia madre capì che i dolori alla pancia non erano effetto della busecca appena degustata per festeggiare ma era il futuro Matto che doveva venire al mondo.
Nascevo tra l'indifferenza generale: mio padre addirittura aveva lasciato sola mia mamma tra i viali alberati dell' (ormai ex) ospedale di Lecco per cercare un parcheggio sicuro "L'è 'l sabet grass, ghe in giir i rebambii ch'i fan i despresi". Cazzo, si preoccupava di più del 128 che del figlio... iniziamo bene!
Se io sono matto lo devo però a loro, i miei genitori. Una delle tante stravaganze: il nome lo decisero quando nacqui. Non riuscendo a mettersi d'accordo aveva deciso di mettermi il nome del santo del giorno in cui sarei nato: S. Mattia.
Che culo... il giorno prima era S. Policarpo!
L'infanzia e l'adolescenza passano senza dare particolari segni di squilibrio mentale... quando un bel giorno arriva la cartolina rosa (che poi è un foglio bianco, ma vabè).
Correva l'Aprile 1998 quando al Distretto Militare di Como fui sottoposto a uno stranissimo test con domande del tipo "Senti voci che gli altri non sentono? " e via discorrendo. Insomma, di tutti quelli del paese l'unico che fu mandato dallo psicologo fui io: non vi racconto il colloquio.
E come se non bastasse mi misero un 2 nella sanità mentale.
Quello fu solo l'inizio della mia carriera.
Passa ancora qualche anno e arrivo al Politecnico. Il cambiamento notevole: in pratica passo la vita a studiare e la mia mente ha il tracollo. Un giorno di primavera mentre uscivo da un'esercitazione di statistica inizio a rantolare a terra ridendo come un forsennato e senza alcun motivo: era nato "IL MATTO". Un soprannome che inizialmente m'identifica solo tra i portici del poli ma che ben presto diventa il mio nick nella grande famiglia di cauboi.
Il Davide lo conoscevo dai tempi di Manicomi... ma cauboi lo scovai solo nel 2001.
Un paio d'anni fantastici in cui ho conosciuto tanta gente simpatica e spesso speciale. Nota d'onore per Bertin: l'ho conosciuto da non molto però ho capito subito che l'impressione che avevo guardandolo in foto era completamente sbagliata: ma cosa mi stava sul culo prima di conoscerlo! ;-P E invece è simpaticissimo!
Non posso citare tutti i cauboi e cauboiesse sennò faccio tardi...
Se volete dica ancora qualcosa di me ..beh... insomma... dai, se qualche bella cauboiessa è libera e poco sana di mente sappia che il matto è a disposizione ;-P
Ah... dimenticavo di dirvi il mio sogno nel cassetto. Insieme ai miei genitori e a mia sorella sogniamo di istruire i nostri gatti in modo che uno impari a leggere l'Ampleto e dettarlo al telefono; l'altro ascolti al telefono e detti l'Ampleto a una scimmia che batte a macchina ciò che le dice il gatto. A che scopo? Vorremmo verificare il paradosso della scimmia di Borel... cosa dice? Beh, prendete un libro di statistica...e forse farete la mia fine!

Il Matto